MANCINI E SCRITTURA: CHE COSA CAMBIA DAVVERO NELL'APPRENDIMENTO?

Bambini mancini e scrittura: differenze, difficoltà e condizioni per un apprendimento efficace

Essere mancini non è una difficoltà, ma una caratteristica neurobiologica.

Eppure, quando si entra nell’ambito della scrittura, questa caratteristica può trasformarsi, in alcuni contesti, in un fattore di complicazione. Non perché il bambino mancino abbia minori capacità, ma perché spesso l’apprendimento della scrittura è costruito su modelli pensati prevalentemente per destrimani.

Nel corso della mia esperienza professionale, ho osservato come molti studenti mancini sviluppino una scrittura faticosa, poco fluida o disorganizzata. Non si tratta di una difficoltà intrinseca, ma di una mancata corrispondenza tra le modalità di insegnamento e le esigenze specifiche della loro organizzazione motoria.

Per comprendere questo aspetto, è necessario partire da una considerazione più ampia sulla lateralità.

 

La lateralità: un processo che inizia molto prima della scrittura

La preferenza per una mano non è un semplice fatto motorio, ma riflette una specifica organizzazione funzionale del sistema nervoso.

Come evidenziato dagli studi di Marian Annett, la lateralità è legata ai processi di specializzazione emisferica. Tuttavia, le ricerche più recenti hanno ampliato questa visione, suggerendo che le basi della lateralizzazione siano molto più precoci e non esclusivamente corticali.

Già durante la vita fetale, infatti, è possibile osservare comportamenti asimmetrici. Le ricerche di Peter G. Hepper hanno mostrato come i feti manifestino preferenze di movimento delle braccia già intorno alla 18ª settimana di gestazione, anticipando quella che sarà la futura dominanza manuale.

Studi successivi, pubblicati anche su riviste come Nature Scientific Reports, hanno confermato che i pattern motori fetali possono essere predittivi della lateralità postnatale. Parallelamente, ricerche di neuroimaging hanno evidenziato la presenza di asimmetrie cerebrali già nel primo trimestre di sviluppo.

Il dato forse più interessante riguarda però l’origine di queste asimmetrie.

Alcuni studi recenti, tra cui un lavoro pubblicato sulla rivista eLife, suggeriscono che la lateralizzazione non abbia origine esclusivamente nella neocorteccia – che nelle fasi precoci dello sviluppo non è ancora pienamente funzionale – ma possa emergere da meccanismi più primitivi, legati ai circuiti motori spinali e a processi epigenetici.

In altre parole, il feto mostra comportamenti asimmetrici in una fase in cui la corteccia non è ancora in grado di sostenere un controllo motorio volontario. Questo porta a ipotizzare che la lateralizzazione abbia radici subcorticali, venendo successivamente organizzata e raffinata dallo sviluppo corticale.

Oggi, la visione più condivisa interpreta la lateralità come un processo multilivello: inizialmente sostenuto da fattori genetici e motori precoci, e successivamente modulato dall’esperienza e dallo sviluppo cerebrale.

Si tratta quindi di un fenomeno complesso, progressivo e multifattoriale.

 

Mancini e destrimani: differenze funzionali, non qualitative

Alla luce di queste considerazioni, è importante chiarire un punto fondamentale: la lateralità non determina, di per sé, una qualità di scrittura migliore o peggiore.

Studi nell’ambito della scrittura in età evolutiva mostrano come velocità e leggibilità non dipendano dall’essere mancini o destrimani, ma da fattori quali l’automatizzazione del gesto, la coordinazione e le condizioni ergonomiche.

Ciò che cambia, nei bambini mancini, è la modalità di esecuzione.

Scrivere con la mano sinistra comporta una direzione del gesto diversa: mentre il destrimano “traccia” il segno, il mancino tende a “spingerlo”. Questo può comportare un maggiore rischio di coprire ciò che si scrive e richiede un adattamento della postura e dell’organizzazione del movimento.

Quando questo adattamento non è guidato, il bambino sviluppa spontaneamente strategie compensatorie.

 

Le difficoltà più frequenti nei bambini mancini

Tra le manifestazioni più comuni si osservano:

  • la postura “a uncino”, con la mano sopra la riga
  • la copertura del tratto scritto
  • una rotazione non funzionale del foglio
  • impugnature rigide o compensatorie
  • una pressione eccessiva
  • affaticamento precoce

È importante sottolineare che questi elementi non sono errori intenzionali, ma tentativi di adattamento.

Diventano problematici quando non vengono riconosciuti e orientati.

 

Le condizioni per un apprendimento efficace

Per un bambino mancino, sviluppare una scrittura fluida richiede alcune condizioni fondamentali.

La posizione del foglio, ad esempio, non può essere identica a quella del destrimano. Una leggera inclinazione verso destra facilita il movimento e consente una migliore visione del tratto.

Anche la posizione della mano è determinante: mantenere la mano sotto la riga di scrittura permette di evitare la copertura del testo e riduce la necessità di posture compensatorie.

L’impugnatura, inoltre, deve essere osservata in termini funzionali. Non esiste un modello unico valido per tutti, ma è importante che sia stabile, non rigida e coerente con il movimento. In molti casi, una presa leggermente più alta può favorire una maggiore libertà di esecuzione.

Questi accorgimenti, apparentemente semplici, hanno un impatto significativo sulla qualità e sulla sostenibilità del gesto grafico.

👉 Non è il bambino che deve adattarsi al modello.

👉 È il modello che deve adattarsi al bambino.

 

Perché i “consigli” spesso non bastano

Di fronte alle difficoltà, è naturale cercare soluzioni immediate, spesso sotto forma di esercizi o attività pratiche.

Tuttavia, l’esperienza mostra come questo approccio, se non guidato, possa risultare inefficace.

Nel mio lavoro, incontro frequentemente bambini ai quali sono stati proposti esercizi anche adeguati, ma non coerenti con la loro specifica difficoltà. Il risultato è spesso un aumento della fatica e della frustrazione.

La questione, quindi, non è tanto “cosa fare”, ma “perché farlo”.

Senza una comprensione delle dinamiche che stanno alla base del gesto grafico – coordinazione, pressione, ritmo, organizzazione spaziale – anche le strategie più valide rischiano di non produrre cambiamenti significativi.

👉 Non è la strategia che fa la differenza…

    ...ma sapere quale strategia è adatta a quel bambino.

 

Una prospettiva integrata

Le ricerche sulla lateralità ci offrono una chiave di lettura importante.

Se la preferenza manuale affonda le sue radici in processi neurobiologici precoci, legati al corpo e al movimento, allora anche la scrittura deve essere considerata come un’attività profondamente integrata tra dimensione motoria e cognitiva.

Non si tratta semplicemente di apprendere un codice grafico, ma di organizzare un gesto che ha radici nello sviluppo del sistema nervoso.

Quando questo aspetto viene compreso, cambia anche l’approccio educativo.

Nel tempo, ho osservato come il cambiamento più significativo non sia legato a una grafia “più bella”, ma a una scrittura più sostenibile. Il bambino smette di adattarsi e inizia a utilizzare il gesto in modo più naturale ed efficace.

Ed è in questo passaggio che la difficoltà si trasforma in competenza.

 

 

Puoi approfondire qui come funziona una valutazione del gesto grafico:

https://www.oloscrittura.it/servizi/valutazione-evoluzione-grafomotoria

 

 

📚BIBLIOGRAFIA: Riferimenti scientifici e teorici

 Neuroscienze e lateralità

  • Marian Annett – Handedness and Brain Asymmetry
  • Chris McManus – Right Hand, Left Hand
  • Peter G. Hepper – studi sulla lateralizzazione prenatale
  • Studi su lateralità prenatale – Nature Scientific Reports
  • Studi su lateralizzazione subcorticale – eLife Journal

Scrittura e sviluppo

  • Virginia W. Berninger
  • Steve Graham