SCRIVE MALE? NON È SEMPRE DISGRAFIA

Disgrafia o difficoltà di scrittura? Facciamo chiarezza su un punto fondamentale

Qualche tempo fa ho fatto una ricerca molto semplice.

Ho scritto:
“Ho un figlio di 8 anni che si stanca quando scrive, ha una grafia difficile. A chi posso rivolgermi?”

Le risposte sono state quasi sempre le stesse: logopedisti, neuropsichiatri infantili, strutture sanitarie.

Questo mi ha fatto riflettere.

Non perché queste figure non siano importanti – lo sono, e in molti casi fondamentali – ma perché questa risposta automatica racconta qualcosa di più profondo: una tendenza diffusa a interpretare la difficoltà nella scrittura direttamente come un possibile disturbo.

Eppure, non sempre è così.

Quando la difficoltà non è ancora un disturbo

Nel percorso di apprendimento della scrittura, è del tutto normale che possano emergere delle difficoltà.

Scrivere è una delle abilità più complesse che un bambino si trova ad acquisire: richiede coordinazione fine, controllo del gesto, organizzazione dello spazio, regolazione della pressione, integrazione tra movimento e attenzione, coordinazione macromotoria e spaziotemporale.

Come sottolineato da Virginia W. Berninger, la scrittura manuale non è un semplice atto motorio, ma un processo che mette in relazione sistemi motori, cognitivi ed esecutivi. È quindi comprensibile che, nelle fasi iniziali, questo equilibrio non sia ancora stabile.

In molti casi, ciò che osserviamo non è una disgrafia, ma una difficoltà grafomotoria. Va rilevata, accolta e affrontata con attività specifiche.

Queste difficoltà possono manifestarsi in modi diversi: una scrittura lenta, un affaticamento precoce, un tratto poco continuo, una gestione dello spazio disorganizzata, un’impugnatura non funzionale o una pressione irregolare sul foglio. A volte compaiono ripassi, cancellature frequenti, esitazioni.

Questi segnali indicano che il gesto grafico non è ancora automatizzato o organizzato in modo efficace. Non sono, di per sé, una diagnosi.

La disgrafia: quando la difficoltà si struttura

La disgrafia rientra nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e, come tale, richiede una valutazione specialistica e una certificazione.

Secondo i criteri diagnostici internazionali (DSM-5), si parla di disturbo quando le difficoltà sono persistenti, significative e interferiscono in modo rilevante con il percorso scolastico, nonostante un’istruzione adeguata o un percorso educativo specifico.

Questo significa che non ogni difficoltà evolve in un disturbo.

E soprattutto non ogni difficoltà richiede come primo passo un intervento sanitario. 

In molti casi, prima ancora della valutazione clinica, è necessario comprendere come funziona quel gesto e se le condizioni per apprenderlo sono realmente presenti.


Un passaggio spesso trascurato: la prevenzione

Ciò che spesso manca, nel modo in cui oggi si affronta la scrittura, è una fase intermedia.

Una fase di osservazione, comprensione e intervento educativo.

La ricerca sullo sviluppo motorio e sull’apprendimento evidenzia come molte abilità complesse si costruiscano progressivamente e possano essere sostenute attraverso esperienze mirate. Come già evidenziato da Arnold Gesell, lo sviluppo motorio segue traiettorie che necessitano di tempo, maturazione e condizioni adeguate.

Se queste condizioni non sono presenti, il bambino può incontrare difficoltà che non dipendono da un disturbo, ma da una mancata integrazione delle abilità di base.

In questo senso, la prevenzione assume un ruolo centrale.

Non come anticipazione di una diagnosi, ma come possibilità di intervenire prima che la difficoltà si strutturi.

👉 Intervenire precocemente significa osservare il gesto, comprenderne il funzionamento e accompagnarlo verso una maggiore efficacia.

Il ruolo dell’educazione del gesto grafico

È proprio in questa fase che entra in gioco l’Educazione del Gesto Grafico. Una fase che spesso non viene ancora riconosciuta, ma che è determinante per evitare che la difficoltà si consolidi.

Un intervento che non ha una finalità diagnostica, ma educativa.

L’obiettivo non è “correggere la scrittura”, ma lavorare sulle condizioni che rendono possibile un gesto fluido, continuo e sostenibile.

Nel mio lavoro, questo significa osservare:

  • come il bambino si muove nello spazio grafico
  • come impugna lo strumento
  • la postura
  • la qualità di scivolamento sul piano orizzontale
  • come organizza lo spazio
  • quanto sforzo impiega, ecc.

Perché è proprio lì che si trovano le informazioni più importanti.

Spesso, quando si interviene in questa fase, il cambiamento riguarda prima di tutto la fatica: il bambino riesce a scrivere con maggiore continuità, senza esaurire le proprie risorse dopo poche righe.

Ed è da questo cambiamento funzionale che può svilupparsi anche una maggiore qualità del gesto.

Figure professionali: non sovrapporsi, ma integrarsi

È importante chiarire che le diverse figure professionali non sono in alternativa tra loro, ma rispondono a momenti e bisogni differenti.

Le strutture sanitarie e i professionisti dell’area clinica spesso intervengono nel momento in cui è necessario valutare e certificare un disturbo grafomotorio, quando la difficoltà è già strutturata ed integrata e le fasi scolastiche di apprendimento dei modelli grafici sono state superate.

L’educazione del gesto grafico si colloca invece prima, in una fase in cui è ancora possibile lavorare sul processo di pre-grafismo e apprendimento.

Non si tratta quindi di scegliere “a chi rivolgersi”, ma di comprendere:

👉 in quale momento intervenire
👉 con quale tipo di intervento


Cambiare prospettiva

Forse il punto non è stabilire se un bambino sia disgrafico o meno, almeno non come primo passo.

Forse il punto è osservare ciò che sta accadendo mentre scrive.

Comprendere quanta fatica c’è dietro quel gesto, quali abilità sono ancora in costruzione, quali condizioni non stanno sostenendo l’apprendimento.

Perché non tutte le difficoltà diventano disturbi.

Ma tutte le difficoltà, se comprese e accompagnate nel modo corretto, possono trasformarsi in competenze.

E questo non cambia solo la scrittura.

Cambia il modo in cui un bambino si percepisce mentre impara

 

 

Puoi approfondire qui come funziona una valutazione del gesto grafico:

https://www.oloscrittura.it/servizi/valutazione-evoluzione-grafomotoria

 

 

📚BIBLIOGRAFIA: Riferimenti scientifici e teorici

  • Virginia W. Berninger – studi sul ruolo della scrittura nello sviluppo cognitivo
  • Steve Graham – sviluppo della scrittura in età evolutiva
  • Arnold Gesell – sviluppo motorio e maturazione