SI STANCA QUANDO SCRIVE? C'È SEMPRE UN MOTIVO PRECISO

È una situazione che molti genitori e insegnanti osservano quotidianamente.

Il bambino inizia a scrivere, ma dopo poche righe rallenta, cambia posizione, si lamenta o interrompe il compito. In alcuni casi evita del tutto l’attività.

Questa manifestazione viene frequentemente interpretata come scarsa motivazione o difficoltà di attenzione.

In realtà, nella pratica professionale, questo comportamento è spesso l’espressione di una fatica specifica legata al gesto grafico.

Scrivere a mano è un’attività complessa che richiede l’integrazione di più sistemi: motorio, percettivo, cognitivo ed esecutivo. Non si tratta semplicemente di tracciare segni, ma di organizzare un gesto finalizzato che richiede precisione, continuità e controllo.

Come evidenziato da Virginia W. Berninger, le abilità di trascrizione – tra cui la scrittura manuale – non sono processi secondari, ma componenti fondamentali nello sviluppo delle competenze cognitive e linguistiche. Quando queste abilità non sono ancora automatizzate, interferiscono direttamente con i processi di pianificazione e produzione.

Nel concreto, questo significa che il bambino deve controllare volontariamente ogni singolo movimento: la forma della lettera, la direzione del tratto, la pressione, l’organizzazione nello spazio. Questo controllo continuo comporta un elevato dispendio di risorse attentive ed energetiche.

La teoria del carico cognitivo, sviluppata da John Sweller, aiuta a comprendere questo fenomeno: quando un’abilità non è ancora automatizzata, richiede un maggiore impegno cognitivo, riducendo la disponibilità di risorse per altri processi, come l’organizzazione del pensiero o la comprensione del compito.

È in questa condizione che emerge la stanchezza.

Non si tratta di una stanchezza generica, ma di un affaticamento specifico legato alla gestione del gesto grafico. Il bambino deve mantenere il controllo, correggersi continuamente, regolare il movimento e sostenere l’attenzione nel tempo. Tutto questo rende la scrittura un’attività particolarmente dispendiosa.

Nella pratica osservativa, questa fatica si manifesta spesso attraverso segnali ricorrenti:

  • impugnatura rigida o poco funzionale
  • pressione eccessiva o, al contrario, troppo debole
  • discontinuità del tratto
  • difficoltà nel mantenere il ritmo
  • variabilità nello spazio grafico

In ambito grafologico, questi elementi non vengono interpretati come semplici errori, ma come indicatori di un gesto che non ha ancora raggiunto un livello adeguato di organizzazione ed economia.

Come sottolineato da Girolamo Moretti, il segno grafico è sempre espressione di un equilibrio tra energia, controllo e organizzazione del movimento. Quando questo equilibrio è instabile, il gesto diventa più faticoso e meno efficace.

 

Un punto fondamentale: perché i “consigli” spesso non funzionano

Di fronte a queste difficoltà, è naturale cercare soluzioni immediate.

E infatti è sempre più frequente trovare suggerimenti pratici: esercizi, attività, strategie per migliorare la scrittura.

Tuttavia, è importante comprendere un aspetto fondamentale.

👉 Non è il consiglio in sé che fa la differenza.

Perché dietro ogni difficoltà grafomotoria possono esserci cause diverse:

  • una gestione della pressione
  • una difficoltà di coordinazione
  • una scarsa automatizzazione
  • un’organizzazione spaziale non ancora stabile.

 

Applicare una strategia senza aver compreso l’origine della difficoltà significa, nella maggior parte dei casi, non ottenere risultati.

E questo può generare un effetto che vedo spesso nel mio lavoro:

  • il genitore prova
  • il bambino fatica
  • il cambiamento non arriva
  • aumenta la frustrazione

Non perché la strategia sia sbagliata, ma perché non è quella giusta per quel bambino.

 

👉 Non è la strategia che fa la differenza, ma sapere quale strategia è adatta a quel bambino.

Per questo motivo, il primo passo non è intervenire, ma comprendere. Osservare come scrive, quando si stanca, quali segnali emergono. Sono proprio questi elementi che permettono di individuare la direzione corretta.

 

Il ruolo dell’automatizzazione

Questo aspetto è strettamente legato al processo di automatizzazione.

Quando un’abilità diventa automatica, richiede meno controllo consapevole e quindi meno energia. Il cervello, attraverso la ripetizione di schemi efficaci, ottimizza il gesto rendendolo più economico.

Studi sulla scrittura e sulle funzioni esecutive (Graham & Berninger) evidenziano come la fluenza grafomotoria sia un elemento chiave per liberare risorse cognitive e migliorare la qualità dell’apprendimento.

Al contrario, un gesto inefficiente mantiene elevato il costo energetico nel tempo, rendendo la scrittura un’attività difficile da sostenere.

È per questo che aspettare che “crescendo passi” non sempre porta a un miglioramento.

Il tempo, da solo, non riorganizza il gesto: spesso ne consolida le modalità.

 

Cambiare lo sguardo.

Comprendere la natura di questa fatica è fondamentale per evitare interpretazioni fuorvianti.

Un bambino che si stanca quando scrive non è necessariamente disinteressato o poco motivato.

Sta affrontando un compito che, per lui, richiede uno sforzo superiore alla norma.

 

Per questo la domanda non è:

“Perché si stanca così facilmente?”

Ma piuttosto:

👉 “Qual è il costo che la scrittura ha per lui in questo momento?”

 

Riconoscere questo costo permette di intervenire in modo mirato, lavorando sulla qualità del gesto grafico e sull’integrazione delle abilità di base che lo sostengono.

Quando questo accade, la scrittura diventa più fluida, più sostenibile e meno dispendiosa.

E, di conseguenza, cambia anche il modo in cui il bambino vive l’attività: da fonte di fatica a strumento utilizzabile.

Nel mio lavoro, spesso il primo cambiamento che i genitori osservano non è una scrittura “più bella”, ma un bambino che riesce a scrivere senza stancarsi dopo poche righe.

 

Ed è da lì che inizia tutto il resto.

 

Se riconosci questa situazione

Se tuo figlio si stanca a terminare i compiti o sembra non riuscire a tenere il passo, può essere utile comprendere cosa sta accadendo a livello grafomotorio.

 

Puoi approfondire qui come funziona una valutazione del gesto grafico:

https://www.oloscrittura.it/servizi/valutazione-evoluzione-grafomotoria

 

 

BIBLIOGRAFIA: Riferimenti scientifici e teorici

🔬 Neuroscienze e cognizione

  • Virginia W. Berninger (2012). Past, present, and future contributions of cognitive writing research to cognitive psychology.
  • Steve Graham & Berninger, V. (2009). Handwriting and writing development.
  • John Sweller (1988). Cognitive Load During Problem Solving.
  • Olive Thierry (2014). Working memory in writing.

🧠 Scrittura e funzioni esecutive

  • Mark Torrance & Galbraith, D. (2006). The processing demands of writing.
  • Karen Harris et al. (2010). Self-regulated strategy development in writing.

✍️ Area grafologica e grafomotoria

  • Girolamo MorettiTrattato di grafologia
  • Marco Marchesan – studi sull’espressione grafica
  • Ludwig KlagesScrittura e carattere